Conto Termico 3.0 per Enti del Terzo Settore

Una guida chiara per capire quando un ETS può accedere agli incentivi, quali interventi sono ammessi e perché è fondamentale impostare correttamente il progetto fin dall’inizio.

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Per un ente del terzo settore, intervenire su una sede, una struttura assistenziale o un immobile destinato ai servizi significa spesso confrontarsi con un’esigenza concreta: ridurre i consumi, migliorare le prestazioni dell’edificio e rendere più sostenibile la gestione nel tempo. Il Conto Termico 3.0 può essere una leva importante, ma solo se si parte da un presupposto corretto: non tutti gli ETS accedono alle stesse condizioni.

Ed è proprio qui che si gioca la parte più delicata. La possibilità di utilizzare davvero l’incentivo dipende dalla natura dell’ente, dal tipo di intervento e dalla procedura scelta. Per questo, prima ancora di valutare la convenienza economica, è essenziale capire se il progetto è impostato in modo coerente con le regole applicabili al Terzo Settore.

    In breve

    • Il Conto Termico 3.0 è accessibile anche agli enti del terzo settore iscritti al RUNTS
       
    • La distinzione decisiva è tra ETS non economici ed ETS economici
       
    • I primi possono accedere sia agli interventi di efficienza energetica sia a quelli per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili
       
    • I secondi accedono sempre al Titolo III e al Titolo II solo nei casi previsti per edifici del terziario
       
    • La domanda può essere presentata con accesso diretto oppure tramite prenotazione
       
    • Per gli ETS non economici è previsto anche il contributo anticipato per la diagnosi energetica
       
    • Una corretta impostazione tecnica e documentale incide direttamente sulla possibilità di accedere all’incentivo

       

    Chi può accedere al Conto Termico 3.0

    Gli enti del terzo settore ammessi sono quelli inclusi nel RUNTS. Il primo passaggio da affrontare non è tecnico, ma strategico: capire se l’ente rientra tra gli ETS non economici oppure tra gli ETS economici.

    Questa distinzione non è formale. Incide in modo diretto sugli interventi incentivabili, sulle regole applicabili e sul percorso da seguire per presentare la domanda.

    Gli ETS non economici sono assimilati alla Pubblica Amministrazione sia per gli interventi del Titolo II sia per quelli del Titolo III. Gli ETS economici, invece, sono assimilati alla Pubblica Amministrazione per le modalità di accesso e di erogazione, ma restano soggetti anche alle regole previste per le imprese.

     

    Differenza tra ETS non economici ed ETS economici

    Tipologia di ETSTitolo IITitolo IIIDiagnosi energetica anticipata
    ETS non economico

    ETS economico

    Solo su edifici dell’ambito terziario, con regole specifiche

    No

    Questa è la verifica da fare subito. Senza questo inquadramento iniziale, il rischio è costruire un progetto tecnicamente valido ma non coerente con le condizioni di accesso previste per l’ente.

     

    Quali interventi sono incentivati

    Per gli enti del terzo settore, il Conto Termico 3.0 può essere interessante perché copre ambiti molto concreti della riqualificazione energetica.

    Il Titolo II riguarda gli interventi di efficienza energetica sugli edifici, come isolamento termico, sostituzione degli infissi, schermature solari, trasformazione in edificio nZEB, illuminazione efficiente, building automation, infrastrutture di ricarica e fotovoltaico con accumulo se abbinato a pompe di calore elettriche.

    Il Titolo III riguarda invece la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e i sistemi ad alta efficienza. In questa categoria rientrano, ad esempio, pompe di calore, sistemi ibridi, biomassa, solare termico, scaldacqua a pompa di calore, teleriscaldamento efficiente e microcogenerazione da fonti rinnovabili.

     

    Sintesi degli interventi principali

    CategoriaEsempi di intervento
    Titolo II

    isolamento, infissi, schermature, nZEB, illuminazione efficiente, building automation, colonnine, fotovoltaico abbinato

    Titolo III

    pompe di calore, sistemi ibridi, biomassa, solare termico, scaldacqua a pompa di calore, teleriscaldamento, microcogenerazione

    Il punto, però, non è solo sapere se un intervento compare nell’elenco. Per un ETS conta capire se quell’intervento è compatibile con la propria qualifica, con l’edificio su cui si opera e con il percorso amministrativo da seguire.

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    Accesso diretto o prenotazione

    Anche la modalità di accesso merita attenzione, perché può incidere in modo concreto sulla gestione del progetto.

    L’accesso diretto si utilizza dopo la conclusione dei lavori. La prenotazione, invece, è pensata per lavori ancora da avviare o già in corso ed è riservata a Pubbliche Amministrazioni ed enti del terzo settore.

    Per molte realtà del Terzo Settore questo non è un dettaglio secondario: scegliere la procedura corretta fin dall’inizio aiuta a strutturare meglio tempi, documentazione e sostenibilità dell’intervento.

    Per gli ETS economici c’è inoltre un elemento da presidiare con particolare attenzione: prima dell’avvio dei lavori è richiesta una valutazione preliminare. È uno snodo essenziale, perché incide direttamente sull’ammissibilità della domanda.

     

    Diagnosi energetica e documentazione

    Per gli ETS non economici, il Conto Termico 3.0 prevede anche il contributo anticipato per la diagnosi energetica. È un aspetto rilevante, perché consente di affrontare con maggiore consapevolezza la fase iniziale del progetto e di impostare l’intervento su basi tecniche più solide.

    Sul piano operativo, però, la documentazione resta decisiva. In caso di prenotazione, ad esempio, può essere necessario predisporre atti che attestino l’impegno a realizzare l’intervento o documenti che provino l’avvio del rapporto con l’impresa esecutrice.

    In altre parole, l’accesso all’incentivo non dipende solo dalla bontà dell’intervento, ma anche dalla capacità di costruire una pratica corretta e coerente fin dalla fase preliminare.

     

    Quanto incentiva il Conto Termico 3.0

    Il Conto Termico 3.0 prevede un incentivo calcolato sulle spese ammissibili, con un limite generale fino al 65%, salvo casi specifici disciplinati dal decreto.

    Qui è utile essere molto chiari: per un ente del terzo settore non conta solo la percentuale teorica, ma soprattutto verificare se l’intervento rientra davvero nel perimetro ammesso e con quali condizioni. È questo che determina la reale convenienza della misura.

    Per gli ETS economici si applicano inoltre anche le regole del Titolo V previste per le imprese. Di conseguenza, la lettura dell’incentivo non può mai essere standardizzata: va sempre rapportata alla natura dell’ente e al progetto concreto.

    Dal punto di vista dell’erogazione, in alcuni casi è prevista la possibilità di ricevere l’incentivo in un’unica rata anche oltre i 15.000 euro. Per gli ETS economici, però, questa possibilità oltre tale soglia riguarda solo gli interventi del Titolo III.

     

    Il ruolo di ESCO, CER e configurazioni di autoconsumo

    Un altro aspetto interessante è che l’ente non deve necessariamente gestire tutto da solo. Le regole prevedono infatti la possibilità di accedere al Conto Termico anche tramite una ESCO come Ecotec in qualità di Soggetto Responsabile.

    In presenza delle condizioni previste, l’accesso agli incentivi può avvenire anche avvalendosi di una Comunità Energetica Rinnovabile o di una configurazione di autoconsumo. Per alcuni enti, questo può rappresentare un’opportunità ulteriore per inserire l’intervento in una strategia energetica più ampia e più strutturata.

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